Dove combattere per i diritti civili

Dove combattere per i diritti civili

Bulgaria, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania e Slovacchia sono nazioni dell’ex blocco sovietico nei quali non sono consentite né le nozze gay né le unioni civili; l’Estonia ha riconosciuto le unioni civili; la Slovenia ha votato contro il matrimonio omosessuale in uno speciale referendum.  Insomma il blocco ex comunista su questo aspetto è compatto per il non riconoscimento.
L’Olanda è stato il primo Paese al mondo a legalizzare il matrimonio omosessuale, nell’aprile 2001. Da allora altri dodici Paesi europei hanno seguito l’esempio: Belgio, Spagna, Norvegia, Svezia, Portogallo, Islanda, Danimarca, Francia, Regno Unito (non l’Irlanda del Nord), Lussemburgo, Irlanda  (referendum) e Finlandia. L’unione civile per gli omosessuali è legale in Danimarca, dal 1989, Ungheria, Repubblica Ceca, Austria, Croazia, Grecia, Cipro, Malta, Svizzera e, dal 2016, Italia.

La Romania si appresta a votare un referendum sulle nozze gay. La costituzione romena oggi prevede che il matrimonio si celebri tra due “coniugi”. Il referendum chiede che venga modificato e specifichi che si possa celebrare solo tra “un uomo ed una donna”.
Le reazioni nel paese sono molto contrastanti anche perché la Romania vive da tempo un periodo di forti contrasti tra la popolazione ed i politici accusati, e spesso scoperti in flagranza di reato di corruzione. Così molta gente pur essendo sostanzialmente contraria ai matrimoni tra persone dello stesso sesso è dubbiosa sul referendum perché lo ritiene una manovra del governo per apparire attivo e distrarre la gente dai reali problemi del paese.

La Romania è d’altronde un paese molto conservatore quindi gli osservatori sono convinti se dovesse essere raggiunto il quorum di votanti vincerà il sì. Il fronte LGBT contesta fortemente la consultazione popolare segnalando che negli ultimi tempi le aggressioni contro gli omosessuali sono sempre più frequenti e violente e circola un accusa particolarmente cattiva che dice che le coppie omosessuali stanno rubando i bambini delle coppie etero perché non possono avere i loro figli.

“Resta a casa, resta con la tua famiglia. La famiglia in Romania è una famiglia eterogenea che ha molti, molti problemi e questo non è uno dei problemi che dovrebbero riguardare tutta la società, perché i cittadini non possono votare gli altri diritti dei cittadini” dice Vlad Vizski capo del gruppo per i diritti LGBT MozaiQ.
Di contro Mihai Gheorghiu leader di Coalizione per le Famiglie sostiene che “non cambierà nulla per le persone LGBT in Romania a seguito del voto; gli omosessuali sono stati protetti dall’articolo 26 della Costituzione, secondo cui le autorità “devono rispettare e proteggere la vita intima, familiare e privata”.

Eduardo Lubrano

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