Foibe, sinistra e revisionismo

Foibe, sinistra e revisionismo

Le foibe sono formazioni naturali tipiche della regione del Carso e dell’Istria. Trattasi di pozzi naturali che si estendono in verticale nel terreno a partire da aperture presenti in superficie.

Dal 1943 al 1947, le truppe comuniste di Tito, nome di battaglia di Josip Broz, hanno gettato nelle foibe tra i 5mila e i 20mila italiani. La procedura è degna di un film horror. Gruppi di dieci o più persone veniva legate assieme mediante del filo di ferro stretto ai polsi. La catena umana così formata veniva schierata sul bordo della foiba. I militari di Tito sparavano raffiche di mitra ai primi tre o quattro della catena. Questi, cadendo per i colpi ricevuti, trascinavano nella foiba gli altri che erano legati a loro. I più fortunati morivano sul colpo per la raffica di mitra, altri morivano per l’impatto sul fondo della foiba, altri ancora morivano in seguito per le ferite degli spari o dell’impatto. Molti morivano dopo giorni di stenti, legati ai compagni morti e già in decomposizione.

Dopo l’8 settembre le truppe di Tito avevano preso il controllo dell’Istria e della Dalmazia, con l’obiettivo di prendere anche Trieste. Anche in quelle zone, come in tutta Europa, il nazifascismo si era macchiato di crimini orribili e Tito, forte dell’appoggio di Mosca, aveva dato il via alla rappresaglia. Solo che la vendetta non si limitò a chi indossava una divisa del fronte avversario.

Oltre ai militari fascisti, ai carabinieri, ai poliziotti, alle guardie di finanza e collaborazionisti del fascismo, furono uccisi familiari e parenti. Poi la caccia si allargò a tutti gli italiani non comunisti. Poi a tutti gli italiani. Si trattò pertanto non solo di rappresaglia militare, ma anche di omicidio di massa di civili inermi e infine di vera e propria pulizia etnica. Fu insomma un genocidio, che non differisce dall’Olocausto per ferocia ma solo per entità numerica dello sterminio.

Insieme al destino dei trucidati bisogna ricordare quello degli esuli. Per fuggire alla ferocia degli aguzzini comunisti di Tito, circa 250mila persone son fuggite dalla Jugoslavia, diretti verso gli USA, il Canada, il Sudamerica e l’Australia.

Davanti a tutto questo, buona parte della sinistra italiana, quella nostalgica e “ortodossa”, oppone ancora un antistorico, aberrante negazionismo. Se nel dopoguerra la real politik imponeva un silenzio strategico su questo dramma, volto a dare la precedenza all ricostruzione materiale e morale dell’Europa, oggi, negare o anche solo minimizzare la vergogna delle foibe è segno che la già decrepita ideologia è degenerate in pericoloso fanatismo.

Durante la Guerra fredda, i partiti governativi centristi affermavano che “i comunisti mangiavano i bambini”, ma tacevano sulle foibe. Questo ha contribuito a ottenere che i maggiori partiti di sinistra resistessero alle lucrose lusinghe di Mosca e restassero schierati con l’Occidente. In questo senso, la storia del PCI è emblematica. Ma perché, a vent’anni dalla caduta del Muro di Berlino, pezzi di sinistra, dell’intellighenzia e dell’ANPI non riescono a sfoderare quel minimo di dignità e a pronunciare la parola “genocidio”. Perchè ancora oggi tutti questi dubbi, reticenze, silenzi e distinguo, perfino sulla celebrazione del Giorno del Ricordo?

 

Red

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