Il libro : una storia lunga 500 anni

Il libro : una storia lunga 500 anni

Ad inventare la stampa fu il tedesco Johann Gutenberg, con la prima Bibbia impressa a Magonza nel 1455,  e fu la grande Repubblica marinara a trasformare la start up di Gutenberg in un affare planetario.

la prima tipografia in Italia non fu a Venezia, ma molto più a Sud: a Subiaco, vicino Roma. Si ritiene che il cardinale Nicola Cusano invitò due chierici Arnold Sweynheym e Conrad Pannartz, già tipografi nella bottega di Fust e Schoeffer a Magonza, raggiunsero nel 1464 Subiaco, dove i monaci benedettini li accolsero ed organizzarono il possibile perché i due creassero la prima tipografia d’Italia. Perché a Subiaco? Per la grande presenza di monaci tedeschi in Abbazia, per la ricca biblioteca monastica, il fiorente scriptorium, il legame dei due stampatori con intellettuali come Torquemada e Cusano, la vicinanza con Roma. Fatto sta che Sweynheym e Pannartz stamparono a Subiaco i primi libri a caratteri mobili della storia d’Italia, a partire dall’opuscolo Donatus pro puerulis (la grammatica latina di Elio Donato) e proseguendo con il De oratore di Cicerone, il primo libro vero e proprio, realizzato nel 1465.

“Veneziani gran signori” dice la vulgata ma  potremmo  riadattare e riscrivere “Veneziani gran mercanti”. Che la Serenissima sia sempre stata una città dedita al commercio lo testimoniano le cronache storiche ed è proprio il commercio che ne ha fatto una delle città più belle, ricche, famose ed apprezzate del mondo. Spezie, sete, certo ma sopratutto libri. Cristina Dondi, professore di Early European Book Heritage all’Università di Oxford, ed un gran numero di esperti del settore –  con la collaborazione del Consiglio Europeo delle Ricerche (ERC) e il Consorzio delle Biblioteche Europee (CERL) –  dopo aver analizzato una mole imponente di Big Data, ha svelato tutti i risvolti economici del primo mercato globale del libro. Furono i veneziani ad inventare quella “rete” di produzione e distribuzione che anticipa di circa 500 anni il successo si Amazon nello stesso settore: il libro

Nel giro di pochissimi anni tra i canali di Venezia c’erano 200 tipografie, a fronte delle cinquanta di Bologna, le venti di Firenze e le trenta di Roma. Ed i libri veneziani uscivano dalle stamperie nelle lingue europee allora più importanti:  inglese, cirillico, francese, tedesco, arabo, greco e latino. Insomma un vero servizio su domanda velocissimo, come nessun colosso dell’editoria moderna riesce ad assicurare oggi perché la grande idea della Repubblica di Venezia era quella di far viaggiare i libri con le spezie, i tessuti e tutti gli altri prodotti di cui la Serenissima era il primo operatore. Verrebbe da dire altro che Internet, meglio di Amazon. E non è vero che in quell’epoca avere un libro era una cosa per pochi ricchi: in realtà i tomi potevano costare anche poco ed in molti potevano comprarli. Il vero problema era che in pochi sapevano leggere per questo bisognò pensare ad un mercato più vasto. Bisognò pensare globale.

Gli argomenti più stampati? Le grammatiche latine e greche. Ma anche – e qui c’è un altro merito della mostra che svela un altro mistero – i primi manuali di contabilità, come l’Aritmetica per mercanti,  ed i cosiddetti tutorial: volumetti che insegnavano cose di ogni giorno, come la vinificazione corretta, la tessitura, il gioco dei dadi, libri di ricette.

Marsilio, un grande editore, erede di quella tradizione veneziana pubblica oggi un catalogo con quella storia. Storia, tra l’altro, dello spirito imprenditoriale di Giovanni de Spira, Paganino Paganini e il grande Aldo Manuzio, che misero il denaro, crearono tecnologie, disegnarono i loro font per distinguersi dagli altri tipografi, introdussero innovazioni come la punteggiatura, il corsivo. Furono loro, e tanti altri, a creare una rete di distribuzione che oggi noi riconosciamo ed apprezziamo in Amazon, ma che con lo stesso spirito imprenditoriale, amore per l’innovazione e amore per il libro esiste da 550 anni. A Venezia

Eduardo Lubrano

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