Il PD si “ritrova” in piazza

Il PD si “ritrova” in piazza

Il PD può tirare un sospiro di sollievo. Le 70mila persone che hanno riempito Piazza del Popolo a Roma certificano che esiste una comunità non rassegnata. Non era affatto scontato. Se già prima dell’inizio della manifestazione era evidente che il paventato flop era scongiurato, animo, entusiasmo e tono dei partecipanti – e soprattutto dei leader PD -erano un’ incognita.

“Serve un nuovo Pd per una nuova sinistra”, ha spiegato il segretario Maurizio Martina, che in un discorso appassionato dal palco ha citato Corbyn e Bauman. Dalla piazza si è levato più volte il coro: “Unità! unità!”.  Martina ha attaccato il governo su tutti i fronti: dal condono fiscale all’indebitamento delle future generazioni, dal razzismo all’antieuropeismo, dall’intolleranza all’assenza di riferimenti concreti di lotta alle varie forme di mafia che infestano questo paese. Il tutto, e questa è una novità, senza alcuna indulgenza per il M5S: “Di Maio ha fatto il cameriere ad Arcore accettando gli accordi tra Salvini e Berlusconi” ha detto un inedito Martina. La piazza ha apprezzato la fine dell’incertezza nel condannare la destra grillina, indistinguibile nei fatti da quella leghista. Ma oltre al ritrovato orgoglio non è mancata l’autocritica: “abbiamo capito”, ha quasi urlato ai manifestanti riferendosi a chi non ha piu votato PD nelle ultime elezioni, ma adesso “aiutateci, non lasciateci soli” a combattere questa nuova pericolosa destra.

Ma il messaggio più significativo è arrivato dalla stessa piazza, che con un’unica voce ha scandito più volte la parola “unità”. Un appello al quale hanno risposto prontamente anche altri big del PD. L’abbraccio pubblico tra Renzi e Gentiloni, così come quello tra Renzi e Martina, ha  suggellato una ritrovata coesione. Almeno cosi spera il popolo del PD che ieri seguiva e attorniava i leader.

E se l’ex premier ha incitato a fermare “la deriva venezuelana” a cui “un governo di cialtroni” sta condannando l’Italia, Gentiloni ha parlato di una manovra elettorale, utile alla propaganda gialloverde ma dannosa per il Paese. Ma le parole più dure vengono da Nicola Zingaretti, che ha parlato di questo governo come di rappresentanti locali di chi dall’estero vuole distruggere l’Italia e l’Europa. Parole particolarmente significative per chi è stato il leader PD più dialogante con il M5S. “Basta parlare male dei miei colleghi di partito” ha poi aggiunto, stroncando sul nascere eventuali polemiche.

In pratica, se Matteo Renzi oggi ha dismesso i panni dell’attaccante unico, gli altri leader PD sono finalmente passati all’attacco. Unità dunque. Vediamo.

Red

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