Il punto sullo shutdown

Il punto sullo shutdown

Giornata decisiva per gli USA. Un accordo in senato tra repubblicani e democratici porterebbe il Paese a mettere almeno un piede fuori dalle sabbie mobili dello shutdown.

I repubblicani sono disposti a ripristinare per tre anni la procedura speciale di regolarizzazione dei figli dei clandestini, i cosiddetti Dreamers, e “ad altri immigrati a statuto speciale”. Il provvedimento, realizzato da Obama, venne cancellato da Trump. In cambio, il partito del Presidete chiede al Congresso lo stanziamento dei fondi per realizzare il muro al confine col Messico.

I democratici chiedono uno stop parziale al blocco delle attività amministrative che sta paralizzando la nazione e che sta lasciando 800mila dipendenti pubblici senza stipendio.

Formalmente si tratta di una prima via d’uscita, in pratica, sull’esito del voto pesano diverse incognite.

I repubblicani sono maggioranza in senato ma minoranza alla camera. Non hanno i numeri per autorizzare lo stanziamento dei 5,7 miliardi necessari a costruire il muro. Ai democratici servono 13 voti repubblicani per autorizzare una riapertura parziale delle attività amministrative. In mezzo c’è Donald Trump, che sulla costruzione del muro è irremovibile, tanto da tenere il Paese in ostaggio da ormai quasi sei settimane, un tempo che rappresenta un record nella storia degli USA e che al contempo costituisce un grottesco paradosso. Infatti, a partire dalla sesta settimane il costo dello shutdown supererebbe quello della costruzione del muro.

Di fatto Trump sta tenendo in ostaggio il Paese, forse nella convinzione che il Congresso sarà costretto a cedere non appena i costi dello shutdown supereranno quelli della costruzione del muro. Si tratta però di un gioco politico sulla pelle del Paese.

Anche a livello istituzionale lo scontro ha raggiunto livelli mai visti. Lo speaker della Camera, la democratica Nancy Pelosi, ha infatti negato a Trump l’autorizzazione a tenere il discorso sullo Stato dell’Unione finchè lo shutdown sarà in corso. Trump ha accettato di rinviare il discorso. Intanto, occhi puntati sul senato.

Red

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