Il Vajont dei sopravvissuti

Il Vajont dei sopravvissuti

C’è un Vajont non detto, o troppo poco raccontato: quello dei superstiti. La tragedia non si è infatti esaurita la notte del 9 ottobre di 55 anni fa. C’è un dopo tragedia che va oltre i 1900 e più morti, oltre il dolore dei mutilati, dei feriti e dei parenti delle vittime, così come delle polemiche per il disastro annunciato e la scomparsa di paesi e comunità dalla carta geografica e letteralmente dalla faccia della terra.

In questo secondo capitolo della tragedia del Vajont c’è tutto il tipico trasformismo italiano, che vide l’allora Presidente del Consiglio Giovanni Leone intervenire in loco all’indomani della tragedia e promettere solennemente giustizia ai sopravvissuti in lacrime. Ma com’era nel costume del nostro d Paese in quegli anni, il governo ebbe vita breve. I superstiti del Vajont videro l’avvocato Giovanni Leone, non più capo del governo, guidare il pool difensivo delle SADE, la società costruttrice della diga, nel processo che fu istruito in seguito all’evento. Colui che doveva garantire giustizia era diventato avvocato delle difesa dei responsabili della tragedia. Lo squadrone di avvocati capitanati dal futuro Presidente della Repubblica Leone, fecero leva sull’assoluta disperazione e solitudine dei sopravvissuti per ottenere da questi l’accettazione di risarcimenti irrisori. Per 600 vittime riuscirono a evitare l’obbligo al risarcimento attraverso una guerra legale a colpi di codicilli.  

Ma non è tutto. In questa storia vi si trova anche uno degli esempi più agghiaccianti del cinismo affaristico di quanti si trovano a decidere sulla vita dei cittadini. Per molti infatti la tragedia fu occasione di immensi guadagni. Un’autentica manna dal cielo. In risposta all’accaduto il governo varò una legge che riconosceva risarcimenti a quanti avevano perso la loro attività. Solo che il provvedimento consentiva a coloro che non se la sentivano di ripartire di rivendere le licenze a terzi. Quest’ultimi avrebbero goduto delle stesse agevolazioni delle vittime del disastro e soprattutto avrebbero potuto riaprire dove desideravano, in un’area che comprendeva gran parte del triveneto.

Quasi tutti, piccoli artigiani e commercianti, scelsero di vendere la licenza, essendo quella la via più breve per ottenere qualcosa subito. La valle del Vajont fu invasa da investitori senza scrupoli a caccia di licenze da acquistare con pochi spiccioli.

La tragedia del Vajont fu di fatto il volano dell’economia nel triveneto, mentre i superstiti furono lasciati a loro stessi.

Red

 

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