Le auto fantasma

Le auto fantasma

Parliamo di 120 milioni l’anno di multe, cartelle esattoriali e pedaggi autostradali non pagati e circa 80 mila auto “fantasma”. A proposito di lavoro in Italia. Abbiamo già scritto che di lavori onesti ce ne sarebbero senza bisogno del Reddito di cittadinanza se gli italiano volessero davvero cercarlo.  Ma poiché siamo un popolo di furbi meglio darsi da fare – o meglio non far nulla – semplicemente prestando il proprio nome per un’attività illegittima. Il famoso prestanome che in Italia si ricicla nel mondo della automobili: si tratta di una persona che si intesta veicoli come se fosse un grande noleggiatore, per farli usare a chi non vuole associare sé stesso ad un veicolo. Così protetti dall’anonimato queste persone utilizzatrici delle auto intestate ai prestanome, girano per le nostre strade in modo del tutto illegale senza nemmeno pagare bollo e assicurazione. Le auto così chiamate appunto “fantasma” registrate dalle forze dell’ordine sono 43 mila, ma potrebbero essere il doppio così come evidentemente le cifre dei danni allo Stato.

Il prestanome viene ricompensato da chi organizza questo traffico con 20/30 euro a transazione.

Secondo quando scrive Lorenzo Berselli, Ispettore della Polizia di Stato. Responsabile Comunicazione di ASAPS (Associazione Amici Polizia Stradale): “Ricorrono al prestanome due macro-categorie di soggetti. I furbi e i delinquenti. I primi, i furbi, in genere prediligono le targhe straniere. Approfittando di un parente o di un amico straniero, anche comunitario, e scorrazzano a tutta velocità fregandosene di pedaggi autostradali, radar, semafori e telecamere. Infestando le zone a traffico limitato e di parcheggi a pagamento, e solo in caso di controllo immediato le sanzioni possono definirsi esigibili (ex art. 207 CDS). Mentre in caso di indagini penali esistono procedure rogatoriali che consentono di addivenire all’identificazione dell’intestatario. Ovvero esistono i centri di cooperazione di polizia che, in ambito Schengen possono fornire qualche elemento investigativo importante.

 I secondi, i delinquenti, utilizzano invece soprattutto veicoli italiani: targhe pulite, quasi sempre assicurate e revisionate, e dalle tante indagini la maggior parte di questi utilizzatori, sono risultati nomadi (rom, sinti, caminanti, zingari).

Il problema grave è che – anche quando le indagini vengono fatte – le difficoltà arrivano dalla discrezione con cui le Autorità Giudiziarie valutano l’elemento soggettivo dell’indagato.

Altro caso. Ad Asti, il Tribunale aveva appioppato ad un “commerciante” che era risultato intestatario di 39 veicoli, utilizzati da clan di rom per commettere furti e rapine o guidati da persone senza patente, una misura di prevenzione personale e patrimoniale. Perché ritenuto “socialmente pericoloso”. Quindi, sorveglianza speciale di pubblica sicurezza e sequestro di quei beni.

 Ma la Corte d’Appello di Torino ha accolto la tesi difensiva del suo legale, annullando tutto. Macché socialmente pericoloso: è solo scorretto (fiscalmente), mica connivente con gli ambienti criminali! Infatti, i clan di Rom ne trovano a bizzeffe, di commercianti disposti, ovviamente dietro compenso, a tenersi intestati i veicoli. Così, contrordine! Restituitegli tutto e annullate le 16 contestazioni di intestazione fittizia, ex art. 94 cds, che la Polizia Stradale gli aveva correttamente notificato.

Noi abbiamo un arma: la procedura amministrativa.

 Il ruolo di banche dati di Motorizzazione e PRA

Le banche dati di Motorizzazione e PRA sono teoricamente pronte a rilevare anomalie. Un prestanome, se non è una persona giuridica legata all’automotive o un collezionista, può essere prontamente individuato e segnalato a chi sta inserendo una pratica di immatricolazione.

 Se la persona è irreperibile, o se non ha i requisiti o se semplicemente non sa dove sia il veicolo a lui intestato ovvero se non ne paga la tassa di circolazione, deve scattare un immediato provvedimento di rintraccio e confisca dei veicoli registrati in violazione.

Tali banche dati devono parlare, con quelle dell’anagrafe (cosa stiamo aspettando ad unificarle?) e delle assicurazioni. Un’auto non revisionata e non assicurata, non solo deve essere segnalata in banca dati. Ma deve essere ricercata dalle Forze di Polizia”.

 

Eduardo Lubrano

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