L’origine siriana del Natale cristiano

L’origine siriana del Natale cristiano

Perché il Natale si festeggia proprio il 25 dicembre? È ormai noto a tutti che la scelta di tale data non ha origini cristiane. La leggenda del bambinello nella grotta, come tutte le allegorie religiose, ha una valenza simbolica e non storica.

Il motivo formale per il quale noi occidentali abbiamo a che fare con il 25 dicembre risiede in un editto del 330 d.C dell’imperatore Costantino, il quale, dopo aver convertito Roma al cristianesimo, decretò che la natalità di Gesù fosse celebrata nello stesso giorno in cui si celebrava la divinità solare pagana Sol Invictus. Le ragioni storiche sono invece antecendenti a Costantino.

Il culto solare era presente anche nelle prime fasi della Roma arcaica, probabilmente come frutto dell’interscambio commerciale e culturale con la cultura greca, con la quale i Romani entrarono in contatto grazie alla presenza delle colonie greche nel sud d’Italia e grazie all’importazione via mare di manufatti greci dalle coste tirreniche.

Ma non è da questa contaminazione culturale di quasi tremila anni fa che nel quarto secolo dopo Cristo ha preso le mosse Costantino, per rinforzare la sua opera di cristianizzazione della Roma pagana. Tutto parte da Oriente, da un passato relativamente molto più recente, e soprattutto da una una precisa parte dell’Oriente e grazie a una vicenda specifica.

Nel 272 l’imperatore Aureliano aveva sconfitto Zenobia, regina di Palmira. Questa vittoria fu cruciale per il ripristino della stabilità in Asia e in conseguenza di tutto l’impero, all’epoca minacciato da una pericolosa frammentazione politica e militare. Decisivo fu l’intervento delle truppe ausiliarie provenienti da Emesa, citta-stato ubicata nell’attuale Siria. Aureliano celebrò questo aiuto affermando di aver avuto la visione del dio Sole di Emesa, e che solo questo aveva dato ai Romani la forza di vincere. Ma Aureliano fece di più. Due anni più tardi, nel 274 d.C., edificò a Roma un tempio dedicato al dio Sole, fece trasferire a Roma i sacederdoti del dio Sole di Emesa e creò un nuovo ordine sacerdotale, i pontifices solis invicti.

Con questo gesto Aureliano cementificò un alleanza militare strategica per mantenere in futuro la ritrovata stabilità in Asia. La presenza di contingenti siriani nell’esercito romano era realtà di antica data. Questo facilitò, in un Occidente romano annoiato dai vecchi culti, la diffusione di una divinità proveniente proprio da quelle zone e che Roma volle incorporare fino a farla diventare centrale.

Costantino, la cui intenzione era quella di sostituire una religione, quella romana, non più in grado di unificare le tante anime dell’impero, ritenne giustamente di “legare” il nuovo culto, il Cristianesimo, al culto che riscuoteva maggior successo fra quelli già esistenti. E questo era il culto del Sol Invictus, legato a un passaggio storico cruciale per la sopravvivenza dell’Impero: la restituzione dell’unità da parte del suo predecessore Aureliano.

Mauro Pasquini

Questo progetto web utilizza la tecnologia 'cookies' per migliorare l'esperienza generale del Sito. I Cookies sono piccoli file testuali mantenuti sul proprio computer o dispositivo. Ci permettono di assicurarti la miglior esperienza di navigazione possibile e di capire come utilizzi il nostro sito. Questo messaggio di avviso ti viene proposto in base alle nuove normative sui diritti utenti nelle comunicazioni e servizi web, sui dati personali e la protezione della privacy. more information

Questo progetto web utilizza la tecnologia 'cookies' per migliorare l'esperienza generale del Sito. I Cookies sono piccoli file testuali mantenuti sul proprio computer o dispositivo. Ci permettono di assicurarti la miglior esperienza di navigazione possibile e di capire come utilizzi il nostro sito. Questo messaggio di avviso ti viene proposto in base alle nuove normative sui diritti utenti nelle comunicazioni e servizi web, sui dati personali e la protezione della privacy.

Chiudi Popup