Ma il lavoro, lo vogliono o no ?

Ma il lavoro, lo vogliono o no ?

Il “Reddito di cittadinanza”. Il governo lo ha strombazzato da tempo come la panacea di tutti i mali del lavoro italiano: chi ha un reddito Isee annuo al di sotto i 9,360 euro avrà la possibilità di ricevere tre offerte di lavoro ed abbandonare “il divano” e contribuire a rimettere in moto l’economia del Paese. Detto in estrema sintesi.

Ma in estremo dettaglio leggendo il rapporto di Excelsior Unioncamere in Italia non ci sarebbe bisogno del “Reddito di cittadinanza” perché i lavori ci sarebbero. Magari non tutti sono quelli dei nostri sogni, magari non sono quelli che i falsi modelli televisivi mostrano ogni giorno con guadagni e stili di vita da star.  Ma come si dice la necessità aguzza l’ingegno e se uno ha fame davvero…

Quello che è disponibile oggi sul mercato

Nel solo mese di gennaio le imprese italiane hanno cercato 11 mila camerieri ma il 23% non lo hanno trovato così come non hanno trovato il 42% di aiuti cuoco (con tutti i programmi sulla cucina che ci sono in televisione!?), il 61% di venditori rappresentanti o il 38% di assistenti di vendita. E, udite udite, il 97 per cento di cuochi pizzaioli…(idem come sopra tra Master Chef, Cuochi e Fiamme ecc.ecc.).

A Milano ci sarebbero 73 mila posizioni aperte, a Napoli circa 19 mila tra le quali il 50 per cento di guidatori di furgoni, addetti alle pulizie. Ma mancano anche agenti immobiliari, promotori commerciali. Insomma la gamma dei lavori disponibili – tutti onesti e dignitosi allo stesso modo – è molto ampia.

Ancora. Confindustria ha stimato che da qui al 2021 ci sarà necessità di 200 mila posizioni qualificate soprattutto nei sei settori che fanno eccellere il Made in Italy nel mondo : meccanica, le tecnologie dell’informatica e della comunicazione (ICT)alimentare, chimica, legno-arredo e tessile. E fino al 2023 ci sarà necessità di una cifra tra i 2,5 ed i 3,2 milioni di posti di lavoro soprattutto derivati dalla rivoluzione digitale e dai green jobs. Un posto su tre sarà per persone altamente qualificate, uno su cinque no.Ed ecco il vero nodo che non si ha il coraggio di affrontare: lo studi e la specializzazione. Sempre di più e da molto tempo l’industria, le aziende, le società ricercano lavoro altamente qualificato e il paese offre invece masse di diplomati e laureati che non sono in grado di ricoprire le richieste. Oppure, molto peggio, quando vengono offerti posti di lavoro che richiedono impegno e una certa fatica vengono rifiutati perchè non giudicati all’altezza delle proprie aspirazioni.

C’è poi un altro problema che riguarda i nostri concittadini da divano. Il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali ha stilato una relazione sull’occupazione degli stranieri nel 2017: c’erano contratti per 93.611 camerieri; 91.293 badanti; 88.022 collaboratori domestici; 50.062 cuochi in alberghi e ristoranti; 40.337 manovali in edilizia. La maggior parte dei lavoratori stranieri è in agricoltura. I braccianti erano 286.832.. «Retribuzione media annua   7.502 euro, quella media del settore più bassa, 7.095 euro» c’è scritto nel rapporto. Inferiore al livello Isee per il diritto al reddito di cittadinanza. Secondo il dossier statistico Idos, 897 mila stranieri svolgono un lavoro che richiede un livello di istruzione inferiore a quello posseduto. È sovra istruito il 34,7% degli occupati stranieri contro il 23% degli italiani. Una differenza che tende a ridursi. Come a dire che chi ha veramente bisogno si adatta. Magari non è giusto e non è la vita per la quale si è studiato per anni. Ma da questo ad aspettare la manna dal cielo ce ne corre.

Ed infine ci sono i media. Televisioni, giornali, social, siti web che (in gran parte) si gettano sul titolo ad effetto per acquisire lettori, tralasciando quel lavoro di analisi, spiegazione e approfondimento che è lo specifico del giornalismo. Anzi che dovrebbe essere il suo dovere primario: informare correttamente per consentire scelte appropriate.

Eduardo Lubrano

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