Razzismo, xenofobia e cretini patentati

Razzismo, xenofobia e cretini patentati

Nel civile Veneto una ventenne in cerca di lavoro si accorda telefonicamente con il gestore di un ristorante per fissare un colloquio di lavoro. Ma al colloquio l’uomo si accorge che quella ragazza è nera. E allora, niente lavoro. “ Scusami, non è cattiveria, ma non voglio persone di colore nel mio ristorante. Potrebbe fare schifo ai miei clienti, potrebbe fare schifo che tu tocchi i loro piatti”. Con queste parole agghiaccianti il gestore ha congedato la ragazza.

Lei è Judith Romanello, di origine haitiana ma adottata quando era molto piccola da una coppia di Spinea, comune in provincia di Venezia. Ha la cittadinanza italiana, è cresciuta in Italia, parla con l’accento veneto, tanto che il gestore si è sentito “rassicurato” e ha acconsentito a fissare un colloquio. Fa certamente piacere che il sindaco di Venezia Brugnaro abbia chiesto scusa a Judith a nome di tutta la città e che abbia definito il gestore del locale “un cretino patentato”. Ma nessuna presa di posizione ufficiale può distogliere l’attenzione dal fatto che non si tratta di un episodio isolato ma che anzi siamo davanti all’ennesimo atto consapevole e volontario di razzismo. Stiamo assistendo a un progressivo allentamento dei freni inibitori. Gli individui osano laddove ieri non avrebbero avuto il coraggio. Un gesto di tale gravità non può essere in alcun modo associato al generale malcontento, alla paura del futuro, al divario crescente tra ricchi e poveri. Mettere in mezzo spiegazioni sociologiche significherebbe giustificare questo tipo di comportamenti. In un caso come questo si deve avere il coraggio di dire che si tratta di razzismo, di odio gratuito, di disprezzo per gli altri,senza se e senza ma.

Il problema è che odio e razzismo oggi possono avvalersi di un’ampia copertura ideologica da parte della politica e dei media. Ma una società che per convenienza sceglie di non isolare queste persone, e anzi ne minimizza talmente le colpe fino a farne quasi degli eroi, è una società destinata a degenerare nel disordine sociale. E nel disordine sociale chi soffre e rischia di più sono proprio quelle fasce deboli che il sovranismo xenofobo sostiene ingannevolmente di voler tutelare.

Red

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