Recessione e suoi effetti. Spiegato semplice

Recessione e suoi effetti. Spiegato semplice

Per la prima volta dal 2014, l’Italia è entrata in recessione. Cosa significa? Quali sono gli effetti concreti nella vita di tutti i giorni? Vediamo di capirci qualcosa.

Quando si registra una dato negativo del PIL per due trimestri consecutivi, si entra in recessione tecnica. L’ISTAT ha certificato un Pil negativo del -0,2% per il quarto trimestre 2018. Si tratta del secondo dato negativo dopo quello del terzo trimestre, che si attestava allo 0,1%. L’Italia è dunque in recessione tecnica. Non accadeva dal secondo trimestre del 2014. In pratica, l’economia si contrae perché l’insieme delle attività produttive del Paese danno risultati inferiori al loro potenziale.

La recessione significa diminuzione del credito alle imprese e ai privati. Le banche concederanno con più difficoltà mutui e prestiti per l’acquisto di immobili, di automezzi e di beni strumentali per le aziende. Molte aziende saranno costrette a rivedere il loro piano di investimenti, ossia a ridurre le loro attività. Questo si traduce in riduzione del personale e blocco di nuove assunzioni. Per non parlare delle numerosissime aziende che ricorrono al credito per pagare tasse arretrate e fornitori. Molte di queste non resisteranno e saranno costrette a chiudere i battenti. Quindi, altri licenziamenti e altre famiglie sul lastrico.

Meno le persone lavorano e meno soldi hanno da spendere. Dunque, recessione significa anche calo dei consumi. Ed ecco che dal settore produttivo il dramma si diffonde a quello distributivo. Negozi, ristoranti, alberghi e in generale le attività al pubblico, saranno falcidiate.

Si tratta di un circolo vizioso da cui si può uscire non con formule magiche bensì intervenendo sulle ben note cause: obsolescenza dei modelli produttivi, ipertrofia della legislazione, corruzione.

Per ora il “cambiamento” sembra aver intensificato queste patologie, anziché averle curate. Il dogma del NO alle grandi opere non aiuta certo ad attrarre investimenti, anzi, mette in fuga chi vorrebbe investire. La confusione e il dilettantismo nel legiferare, imposti dalla necessita di far prevalere la propaganda sul merito delle questioni, aggravano quella che è la principale malattia italiana: la burocrazia. Infine, l’attitudine a piazzare fedelissimi e amici in ruoli decisivi dell’amministrazione pubblica, da l’idea di una compagine di governo che punta esclusivamente a galleggiare e proteggere il proprio potere.

Red

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