Roma ai tempi della Raggi

Roma ai tempi della Raggi

Rifiuti ovunque. Cinghiali che vi sguazzano allegramente. Invasione di topi, squartati e trangugiati da gabbiani, per la gioia di passanti e turisti. Bus fermi. Altri che si incendiano in servizio. L’abbandono e il degrado più assoluti come tratto distintivo dello spazio pubblico. Non è passato Attila. È solo Roma ai tempi della Raggi.

La Capitale ridotta a discarica a cielo aperto è il regalo che Grillo, Casaleggio, la destra romana e quella parte di sinistra al veleno – benedetta da D’Alema e inizialmente cane da guardia dell’ex collaboratrice di Previti – stanno facendo da due anni a questa parte ai Romani e all’Italia.

Tutto questo sfacelo è stato nei mesi condito con il peggio del peggio. Otto rimpasti nella giunta; due arresti tra i fedelissimi (Raffaele Marra e Luca Lanzalone); l’affaire stadio, che ha visto finire in manette altre 9 persone; 44 milioni di metri quadrati di verde lasciate alla cura di meno di 200 operatori; la raccolta differenziata a macchia di leopardo; le buche nelle strade e nei marciapiedi, che ogni giorno mettono a repentaglio la vita di lavoratori, studenti, anziani, disabili.

Ma oltre ad aver peggiorato i problemi già esistenti e averne creati di nuovi, la giunta Raggi non ha saputo stroncare il clientelismo dilagante, di fatto mettendo sul tavolo il proprio nullaosta. Ad esempio, la famiglia Tredicine, già padrona dell’impero delle bancherelle, oggi più ieri domina la scena. A novembre scorso ha ottenuto dal Comune l’autorizzazione ad allestire altri quattro banchi. E poi, dulcis in fundo, la richiesta disperata e fuori tempo massimo alle altre città di aiutare Roma a smaltire i rifiuti. Per la serie: i termovalorizzatori sono opera del demonio, ma ben vegano se servono a contenere i disatri che abbiamo creato e a nascondere quanto siamo incapaci.

Ma non basta. Ora si vuole tornare alle discariche ed è ricominciato il battibecco con la Regione Lazio su chi deve trovare e decidere dove fare gli impianti. Così dopo anni e anni di gestione privata che si era finalmente riusciti a chiudere ora si deve ricominciare per l’incapacità di scegliere, decidere, assumersi una responsabilità.

Ci fermiamo qui, per pietà dei nostri lettori.

Possiamo concludere che, in puro stile grillino, la Raggi ha fallito in tutto quello in cui pontificava quando era solo urlante opposizione; oltre ad aver aggravato e favorito il peggioramento dei problemi già presenti.

E come risponde il sindaco? “Alla grillina”, possiamo dire. Scuse, alibi, scaricabarile, accuse patetiche ai predecessori. È arrivata addirittura ad ipotizzare complotti tesi a lasciare divani e frigoriferi in strada per screditare lei e la sua Giunta.

Davanti a tutto questo squallore politico e umano una domanda sorge spontanea: perché è stata scelta come candidata una persona così palesemente inadeguata ad amministrare una grande, complessa e difficile, capitale occidentale?

Volendo fare delle ipotesi si potrebbe pensare ad una scelta dovuta a quella miscela di ignoranza/arroganza che rappresenta la base del voto per il M5S. Oppure, ancora peggio, la scarsa o nulla conoscenza dei problemi unita ad una infantile capacità semplificatoria che conduce solo dentro vicoli ciechi. Infine, ” the last but not the least” come direbbero gli inglesi, l’assoluta o scarsissima partecipazione dei cittadini. Il voto come simbolo di rabbia o di protesta e non come scelta ragionata e meditata sulle conseguenze di affidare il governo della Capitale d’Italia a un gruppo di incompetenti, arruffoni, indecisi a tutto.

Qual era il vero intento? Umiliare la città e con essa il Paese tutto? C’è qualcosa di vendicativo in questo approccio. Qualcosa che somiglia molto a una missione. Sicuramente, qualcosa da cui guardarsi. E con molta attenzione.

Mauro Pasquini

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