Sulla TAV il M5S sta bluffando

Sulla TAV il M5S sta bluffando

Come sempre, anche sulla TAV, il M5S sta barando. Si costerna, s’indigna, s’impegna, poi getterà la spugna con gran dignità. Questo è il disegno. I grillini sanno che prima o poi dovranno chinare la testa davanti alla realtà, come sulla TAP, sul salvataggio delle banche e tutte le altre questioni sulle quali avevano minacciato barricate e poi, a petto in fuori ma con la coda fra le gambe, hanno fatto dietrofront.

Difficile pensare che non sarà così. Fermare la TAV significherebbe mancare a impegni presi con gli altri partner europei, esponendo l’Italia a un crollo di credibilità tale da uccidere il nostro futuro di paese industriale. Perderemmo infatti tutti gli investi europei connessi o derivanti dalla costruzione e ultimazione della Torino-Lione.

E poi c’è l’aspetto legislativo. Le decisioni in merito ai lavori della TAV sono subordinate a un trattato internazionale sottoscritto nel 2016 da Roma e Parigi. Per opporsi a questo provvedimento il nuovo parlamento italiano uscito dal voto del 4 marzo 2018 dovrebbe nuovamente legiferare in merito. Ma i grillini non hanno i numeri per farlo, perché la Lega è a favore della TAV. Su questo Salvini ha ragione. Negarlo significherebbe cedere a quel populismo sfascista di cui giustamente lo si accusa su altre questioni.

Dunque, la cagnara grillina anti-TAV è pura fuffa autoconservativa. La cortina fumogena della valutazione costi-benefici made in Toninelli serve solo ad aiutare i grillini a inscenare la patetica commedia degli ultimi samurai della coerenza, per poi presentarsi come unici duri e puri accerchiati da mostri cattivi e da questi costretti ad accettare i fatti.

Poteri forti, Unione Europea, multinazionali, massoneria, la Spectre, le cavallette, la kriptonite. Non importa chi o cosa li avrà sconfitti. A loro importerà solo di avere una scusa da “postare”, un alibi a cui aggrapparsi, un nemico da indicare, quando gli schiaffi della realtà saranno così rumorosi che nemmeno i tanti finti sordi di oggi, appena ieri zelanti cantori, potranno ignorare.

Mauro Pasquini

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