Svengo dopo il PD

Svengo dopo il PD

Nel PD è guerra. Come sempre, peggio di sempre. Matteo Renzi non è candidato al congresso e non ha un “suo” candidato. Non basta. E allora via all’abiura dell’ex segretario e al disconoscimento del recente passato. Ma non basta nemmeno questo.

Rimasti con un pugno di mosche in mano dopo la storiaccia Consip, i tanti “Mr Wannabe” del Partito Democratico sembrano tonni in una tonnara. Risultato: molto veleno e zero politica. Da tutto questo è facile capire, se ancora ce ne fosse bisogno, perché Berlusconi ha dominato per vent’anni questo Paese, ben prima della scalata dell’odiato rignanese.

Oggi vediamo Calenda, vero uomo del fare, twittare, organizzare cene, fare pagelle e fare appelli a fantomatici liberali. Specie quasi estinta, che quando prova a organizzare qualcosa puntualmente finisce per costruire eleganti think-tank con molte chiacchere e poco pensiero. A Calenda usano rispondere i neo-zingarettiani, ossia ex-Bersaniani ed ex-Dalemiani che hanno avuto almeno l’accortezza di capire che il “bosco” dove Bersani contava di recuperare i voti dei delusi del PD, in realtà era un boschetto piccolo piccolo, dove c’era appena lo spazio sufficiente per mettere al riparo le candidature, dopo la guerra alle riforme mossa per riprendersi la “Ditta”. Ma lo fanno alla loro maniera, da bersaniani, ossia fingendo di credere a una presunta anima di sinistra nel M5S; partito che ha lottato contro le unioni civili e che ha accettato, promosso e controfirmato qualsiasi respiro di Salvini. E ovviamente, ripartendo da D’Alema.

Fantastiche anche le new entry. C’è l’outsider Dario Corallo, giovane filosofo che mette in croce la meritocrazia definendola “elitaria”. Tutto ciò dileggiando l’immunologo Burioni, che agli occhi di una rilevante componente della sinistra-sinistra osa mettere in dubbio la “cultura” dell’antiscienza. Repente l’ex ministro Orlando spiega al mondo che Dario Corallo non ha tutti i torti, informandoci che molti pensatori propongono questo tema. Insomma, per Orlando tutto vale.

Ma Corallo ha fatto di più. Ha attaccato il ticket Giachetti-Ascani accusandoli di non aver raccolto le firme necessarie per la candidatura. Fake news smentita in tempo reale dallo stesso Giachetti. Perché Corallo ha spacciato una fake news per accorato appello alla correttezza? Glielo ha detto Francesco Boccia, il “vice” Emiliano, per telefono.

Data la situazione, l’unico adatto a fare il segretario del PD è decisamente Davide Casaleggio. Vista l’esperienza dimostrata sul campo, è l’unico che può “ottimizzare” questa gabbia di matti.

Mauro Pasquini

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